Molte donne credono che il loro modo di reagire determini solo la loro personalità.
che sono ancora attive, anche se tu ormai non ricordi con chiarezza cosa è successo.
“Io sono così, molto drammatica”,
“Mi do sempre la colpa per tutto”,
“Ho bisogno di avere tutto sotto controllo o sto malissimo”.
E, quando iniziamo a esplorare insieme,
emergono storie di svalutazione, abbandono emotivo, violenza simbolica o richieste estreme che hanno lasciato un segno nel modo in cui si vive se stesse e gli altri.
Guarderemo questi comportamenti senza giudizio, con molta curiosità e con un po’ di sano umorismo, perché quello che hai vissuto è già stato abbastanza duro da non dover ora punirti anche per i tuoi meccanismi di difesa 😊.
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Cosa sono le origini emotive dei tuoi comportamenti quotidiani
Le tue reazioni attuali non nascono dal nulla.
La psicologia del trauma spiega che
quando cresci in un ambiente imprevedibile, freddo, critico o poco affettuoso, la tua mente inizia a creare strategie per sopravvivere emotivamente.
Alcuni esempi di quei contesti avversi:
- Famiglie che minimizzano ciò che senti o si burlano delle tue emozioni.
- Ambienti dove ti aspetti sempre una critica o un rimprovero.
- Relazioni in cui l’affetto compare solo se soddisfi certe aspettative.
- Infanzie in cui nessuno ti ha protetta, difesa o convalidata.
Forse non hai vissuto un evento che etichetteresti come “trauma grande”, ma hai vissuto
una somma di piccoli dolori continui.
In psicologia parliamo spesso di
micro ferite ripetute che producono lo stesso effetto di un grande colpo emotivo, solo in modo più silenzioso.
Curiosità neuroscientifica per gli amanti delle viscere emotive del cervello 🧠:
Il corpo conserva una “memoria emotiva” anche quando la mente cosciente non ricorda più bene i fatti. Per questo, a volte reagisci con un’intensità che perfino tu sorprende. Non sei pazza, stai attivando un’impronta antica.
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Segnali di esperienze traumatiche nelle donne adulte
Quando l’ambiente non ha dato sicurezza reale, il tuo sistema nervoso ha imparato a vivere in
allerta costante. Anche se oggi quel pericolo non esiste, il corpo agisce come se ci fosse.
Dalla pratica clinica vedo spesso questi schemi in molte donne:
- Ipervigilanza emotiva: analizzi ogni gesto, ogni tono di voce, cerchi “seconde intenzioni” ovunque.
- Autoesigenza feroce: senti di non fare mai abbastanza, anche se gli altri ti ammirano.
- Necessità di piacere a tutti i costi: temi così tanto il rifiuto che ti adatti fino a sparire.
- Difficoltà a porre limiti: ti senti in colpa a dire di no, anche quando sei esausta.
In una seduta, una paziente mi disse:
“Se qualcuno si arrabbia con me, ho la sensazione che il pavimento si apra sotto i miei piedi”.
Questo non rientra nella categoria del “dramma” a prescindere.
Indica spesso
un terrore profondo dell’abbandono o della punizione emotiva, molte volte appreso nell’infanzia.
Un piccolo cenno astrologico, dato che lavoro anche con le carte natali ✨:
Nelle donne con storie di trauma emotivo, spesso si ripetono schemi con una
Luna molto ferita o aspetti tesi tra Luna e Saturno. L’astrologia descrive la narrativa interna, ma la psicologia fornisce gli strumenti per trasformarla.
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Otto comportamenti abituali nelle donne con possibile radice traumatica
Ora sì, passiamo ai comportamenti concreti che forse ti suoneranno familiari.
Se ti rivedi in diversi, non andare nel panico:
non significa che sei rotta, significa che ti sei adattata molto bene a qualcosa di molto difficile 💛.
- 1. Chiedere scusa continuamente
Dici “scusa” per occupare spazio, per fare una domanda, per impiegare un secondo a rispondere, quasi per esistere.
Senti spesso di dare fastidio o di mettere a disagio solo stando.
Origine frequente: sei cresciuta con persone che ti incolpavano per i loro stati d’animo o che ti criticavano per dettagli minimi. Così la tua mente ha imparato: “se chiedo scusa in fretta, forse evito il conflitto”.
- 2. Minimizzare i tuoi successi e attribuirli alla fortuna
Quando ti fanno i complimenti rispondi: “non è niente di che”, “lo farebbe chiunque”, “sono stata fortunata”.
Ti costa dire: “mi sono impegnata, l’ho fatto bene”.
Origine tipica: ti hanno richiesto troppo o non hai mai ricevuto un riconoscimento genuino. Il tuo sistema ha imparato a diffidare del lode e ora lo rifiuta quasi automaticamente.
- 3. Sentirti responsabile delle emozioni degli altri
Se qualcuno è triste, ti senti colpevole.
Se qualcuno si arrabbia, pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato.
Addirittura adatti tutta la tua vita affinché nessuno si turbi.
Origine probabile: da bambina forse agivi da mediatore tra adulti, ti prendevi cura emotivamente dei tuoi genitori o assumevi ruoli non adatti alla tua età. Il tuo cervello ha memorizzato la credenza: “se mi prendo cura di tutti, forse non mi abbandonano”.
- 4. Evitare il conflitto anche a costo di tradire te stessa
Accetti programmi che non vuoi, accordi ingiusti, silenzi imbarazzanti.
Ingoi parole, ingoi lacrime, ingoi rabbia.
Origine frequente: nella tua storia il conflitto portava punizione, urla, umiliazione o ritiro dell’amore. Oggi il tuo corpo associa qualsiasi disaccordo al pericolo. Perciò preferisci cedere piuttosto che rischiare di perdere il legame.
- 5. Mantenere relazioni squilibrate o poco nutritive
Dai più di quanto ricevi, giustifichi mancanze di rispetto, normalizzi che l’altro non si impegni.
Ti è difficile credere di meritare una relazione reciproca.
Origine possibile: se le tue prime figure d’amore ti hanno trattata con indifferenza, freddezza o instabilità, hai registrato che “così è l’amore”. Il tossico ti sembra familiare, e il sano a volte sembra strano o persino noioso.
- 6. Sentire colpa quando ti riposi
Quando ti fermi, compare una vocina interna che dice: “stai perdendo tempo”, “dovresti fare qualcosa di utile”.
Non riesci a rilassarti senza sentirti in difetto.
Origine probabile: sei cresciuta in un ambiente dove si valorizzava solo la performance, la produttività o il sacrificio. Hai imparato che vali per quello che fai, non per quello che sei.
- 7. Paura intensa del rifiuto o dell’abbandono
Ti costa credere che qualcuno resterà se mostri come sei davvero.
Accetti le briciole di attenzione pur di non sentire il vuoto.
Origine tipica: hai vissuto assenze affettive, minacce di abbandono, genitori molto instabili o partner che sparivano all’improvviso. Il tuo sistema nervoso va in panico davanti a qualunque segno di distanza.
- 8. Avere sempre bisogno di essere occupata per non sentire
Agenda piena, zero spazi.
Se resti sola e in silenzio, emergono angoscia, tristezza o ansia.
Origine frequente: le tue emozioni facevano così male che la tua mente ha creato una strategia geniale: “se non mi fermo, non sento”. È una forma sofisticata di anestesia emotiva.
Isolate, questi comportamenti possono sembrare tratti di poco conto.
Il problema sorge quando li ripeti costantemente e
la tua vita si riempie di stanchezza, ansia e una sensazione di insoddisfazione cronica.
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Come capire se il tuo comportamento deriva da un trauma emotivo
Buona notizia: non hai bisogno di ricordare ogni dettaglio del tuo passato per cominciare a guarire.
Puoi osservare il tuo presente con domande chiave:
- Questa reazione sembra più intensa della situazione attuale?
- Mi sento una bambina spaventata in un corpo di adulta quando succede qualcosa?
- So che “non è poi così grave”, ma il mio corpo reagisce come se fosse enorme?
- Ripeto lo stesso tipo di legame che mi fa male, più e più volte?
Se rispondi sì a più di una, probabilmente
la tua reazione attuale è collegata a un’esperienza antica non risolta. Non si tratta di esagerare, ma del fatto che il tuo sistema nervoso vive ancora in modalità protezione.
Un piccolo esercizio che propongo spesso in consultazione:
Quando noti una reazione molto forte, chiediti a voce bassa:
“Quanti anni sento di avere quando reagisco così?” A molte donne viene fuori un’età sorprendente: 6, 8, 12.
Quella risposta mostra che la parte che si attiva non è l’adulta, ma la bambina che ancora aspetta cura e sicurezza.
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Chiavi psicologiche per sanare queste tracce del passato
Identificare questi comportamenti non serve a criticarti di più, ma a cominciare a trattarti con
molta più compassione.
Nel lavoro terapeutico sul trauma mi concentro spesso su alcuni assi:
- Differenziare passato e presente
Il tuo corpo reagisce come se il pericolo fosse attuale, ma molte volte appartiene a un’altra epoca.
Nominarlo aiuta. Per esempio:
“Questo che sento viene da prima, oggi sono adulta e ho più risorse”.
- Ascoltare il corpo, non solo la mente
Il trauma si manifesta in tensione muscolare, nodi alla gola, oppressione al petto, problemi digestivi.
Puoi iniziare con pause brevi di respiro consapevole e scansione corporea. Non si tratta di “rilassarti a forza”, ma di registrare ciò che succede dentro senza giudizio.
- Reimparare limiti sani
Dire di no senza sentirsi un mostro si impara.
Inizia con limiti piccoli:
“Non posso questa volta”, “ho bisogno di pensarci”, “in questo momento non mi va”.
Ogni limite rispetta la tua energia e manda un messaggio interno: “merito di essere curata”.
- Mettere in discussione l’autoesigenza
Quando la voce interna ti dice: “non fai abbastanza”, rispondi:
“Sto facendo ciò che posso con quello che ho oggi”.
Sembra semplice, ma a livello psicologico introduce una nuova narrativa: quella del permesso e dell’umanità, invece della perfezione impossibile.
- Chiedere aiuto professionale specializzato
Gli approcci sensibili al trauma lavorano con tecniche che integrano corpo e mente, come EMDR, terapia somatica, lavoro sull’attaccamento, tra gli altri.
Non ogni percorso terapeutico si adatta a tutti, quindi hai il diritto di scegliere e provare finché non senti di essere davvero capita.
Nelle mie conferenze dico sempre una frase che riassume questo:
“Quello che oggi ti complica la vita, ieri forse ti ha salvata”.
I tuoi comportamenti non sono nati per rovinarti, sono nati per proteggerti.
Ora devi solo aggiornarli.
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Quando chiedere aiuto e come procedere al tuo ritmo
È un buon momento per cercare aiuto quando:
- Ti senti emotivamente esausta quasi tutto il tempo.
- Noti che le tue relazioni si ripetono con lo stesso copione doloroso.
- La tua paura del rifiuto ti impedisce di prendere decisioni importanti.
- Non riesci a goderti nulla perché sei sempre in allerta.
Non è necessario toccare il fondo per andare in terapia.
Puoi andarci semplicemente perché
vuoi vivere con più calma, più autenticità e meno colpa.
Come psicologa, ho visto donne arrivare a pezzi e, passo dopo passo, costruire qualcosa di molto diverso:
relazioni più sane, una voce interna più gentile, la capacità di riposare senza senso di colpa e un “no” fermo quando prima inghiottivano tutto.
E come astrologa, ho visto anche che, quando una donna inizia a guarire, la sua carta natale smette di sentirsi destino fisso e comincia a essere vissuta come una mappa di possibilità.
Le tracce del passato smettono di governare tutto e tu recuperi il timone della tua vita 🚢.
Se mentre leggevi questo articolo hai pensato “questo capita a me”, hai già fatto un passo enorme:
ti stai guardando con più consapevolezza.
Da qui, il cammino prosegue con piccoli atti di cura di te, decisioni coraggiose e, se lo senti, un accompagnamento professionale che rispetti il tuo ritmo.
Non hai bisogno di diventare un’altra persona.
Ti basta riconoscere chi sei stata sempre sotto tutti quegli strati di difesa.
Là, sotto la colpa, la paura e l’autoesigenza,
non c’è un problema, c’è una donna con una storia che merita rispetto, cura e riparazione 💜.