Un video diffuso di recente sui social network ha suscitato polemiche mostrando come un'azienda cinese utilizzi presumibilmente l'intelligenza artificiale per monitorare i propri lavoratori.



Nelle immagini appare un ufficio con diverse persone davanti ai loro computer. Allo stesso tempo, un sistema basato sul riconoscimento facciale sembra registrare quando ciascun dipendente sta lavorando e quando fa una pausa.



La tecnologia permetterebbe di identificare i movimenti e calcolare quanto tempo ogni lavoratore rimane alla propria postazione, oltre a segnalare le sue pause. Tutto avverrebbe in modo automatico e praticamente istantaneo.



Il video sulla sorveglianza sul lavoro tramite IA è reale?



Il video associato a questo articolo è diventato virale nel giro di poche ore. Tuttavia, al momento non si sa con certezza quale azienda compaia nelle immagini.



Non è stato nemmeno confermato se il sistema sia realmente in funzione, se si tratti di una dimostrazione tecnologica o se il contenuto sia stato preparato per attirare l'attenzione sui social network. Per questo motivo, è opportuno osservarlo con cautela ed evitare di trarre conclusioni definitive senza ulteriori informazioni.



Intelligenza artificiale, produttività e privacy dei dipendenti



L'intelligenza artificiale può aiutare a organizzare le attività, individuare processi ripetitivi e migliorare alcuni aspetti della produttività. Il problema emerge quando questa efficienza si trasforma in sorveglianza costante e controllo eccessivo.



Registrare ogni pausa, movimento o momento di inattività solleva importanti interrogativi sulla privacy. Impone anche di riflettere su chi possa accedere a questi dati, per quanto tempo vengano conservati e in che modo potrebbero essere utilizzati per valutare o sanzionare una persona.



È necessario controllare con tanta precisione il tempo dei dipendenti? Quale effetto può avere questa sorveglianza sul loro benessere emotivo, sulla loro autonomia e sul loro modo di lavorare?



Come può incidere la sorveglianza costante sul lavoro



Interpellata nell'articolo, l'esperta di relazioni lavorative Susana Santino ha sottolineato che questo tipo di pratiche può favorire un ambiente di lavoro tossico, segnato dalla sfiducia e dalla mancanza di autonomia. Secondo quanto ha spiegato, questa dinamica potrebbe influire sulla motivazione e sul coinvolgimento dei dipendenti.



“Se si sentono costantemente sorvegliati e controllati, è probabile che il loro rendimento e la loro creatività ne risentano”, ha aggiunto Santino.



Nella vita quotidiana, una persona che sente che ogni gesto viene misurato può finire per prestare più attenzione al sistema che al proprio compito. Persino una breve pausa per bere acqua, riposare la vista o pensare a una soluzione potrebbe essere vissuta con tensione.



La tecnologia non è necessariamente il problema. La differenza sta nel modo in cui viene implementata. Trasparenza, limiti chiari e rispetto della privacy sono essenziali affinché uno strumento digitale non si trasformi in una fonte di pressione.



Per ora non sono emersi ulteriori dettagli sull'origine del video né sull'azienda che presumibilmente utilizza questo sistema. Ciononostante, le immagini hanno già aperto una discussione necessaria: fino a che punto può arrivare il controllo tecnologico sul posto di lavoro e quali limiti dovrebbero tutelare le persone.